{"id":3702,"date":"2023-04-20T16:13:20","date_gmt":"2023-04-20T14:13:20","guid":{"rendered":"http:\/\/bollettinodarte.cultura.gov.it\/?page_id=3702"},"modified":"2023-07-19T15:27:03","modified_gmt":"2023-07-19T13:27:03","slug":"abstract-dal-volume-speciale-la-dea-di-sibari-e-il-santuario-ritrovato-studi-sui-rinvenimenti-dal-timpone-motta-di-francavilla-marittima-i-2-ceramiche-di-importazione-di-produzione-coloniale-e-ind","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/bollettinodarte.cultura.gov.it\/?page_id=3702","title":{"rendered":"Abstract Dal Volume Speciale La Dea Di Sibari E Il Santuario Ritrovato. Studi Sui Rinvenimenti Dal Timpone Motta Di Francavilla Marittima. I.2. Ceramiche Di Importazione, Di Produzione Coloniale E Indigena (Tomo 2)"},"content":{"rendered":"<div align=\"justify\">Il secondo tomo del Volume Speciale del Bollettino d\u2019Arte relativo al materiale archeologico restituito all\u2019Italia dai depositi dell\u2019Istituto di Archeologia dell\u2019Universit\u00e0 di Berna e dal Museo J. P. Getty di Malibu (oltre a quello tuttora conservato nella Ny Carlsberg Glyptotek di Copenhagen) in quanto proveniente dal santuario rinvenuto sull\u2019acropoli del Timpone Motta di Francavilla Marittima nell\u2019entroterra di Sibari ed illegalmente scavato e trasferito sul mercato antiquario d\u2019oltralpe negli ultimi decenni del secolo scorso, comprende ancora reperti ceramici e si lega direttamente al precedente, denominato I.1.<br \/>\nSi riferisce a frammenti di fabbriche greche, della produzione cosiddetta coloniale (la maggior parte, in termini quantitativi), di produzione indigena, a terracotte architettoniche e ad oltre 50 manufatti in materiali diversi.<br \/>\nLe prime due sezioni del volume descrivono vasi e reperti ceramici importati dalla Grecia orientale e dall\u2019Acaia, oltre ad esemplari di tipo coloniale o locale da essi derivati (cd. East Greek\u2013style e Achaian\u2013style wares). Vi sono evidenziati i problemi relativi a queste tipologie, e in particolare la mancanza di dati che consentano l\u2019attribuzione di ciascun reperto, o gruppi di reperti, ad uno specifico centro di produzione.<br \/>\nVa inoltre fatto osservare come fra importazioni dalla Grecia orientale e le imitazioni locali la distinzione non sia sempre netta, e come nell\u2019ultima classe si possano trovare copie di vasi greci (o dei loro schemi decorativi) che dimostrano un\u2019influenza dai centri greco\u2013orientali o la combinazione di influssi da diversi centri di produzione, il cui esito finale \u00e8 uno stile decisamente eclettico.<br \/>\nNella seconda sezione relativa alla produzione achea o di tipo acheo individuata nel nucleo Berna\u2013Malibu vengono illustrati in sostanza i kantharoi monocromi o quelli definiti come banded kantharoi, ovvero a fasce risparmiate sul corpo e decorate con linee orizzontali che contraddistinguono anche il bordo. La scelta del termine \u201cacheo\u201d (o \u201cdi tipo acheo\u201d) individua le regioni o siti cui tale termine si riferisce, pur nella difficolt\u00e0 di stabilire con certezza \u2014 allo stato attuale delle conoscenze \u2014 l\u2019origine (come pezzi importati o di produzione locale) di tutti i reperti.<br \/>\nLa terza parte del volume comprende il catalogo dei pezzi relativi alla ceramica coloniale. Sotto tale denominazione sono stati raggruppati vasi e frammenti appartenenti alla classe designata come \u201ccoloniale dipinta\u201d, ovvero quella caratterizzata da forme e schemi decorativi pi\u00f9 o meno influenzati dal vasellame importato dalla Grecia e prodotta nelle colonie greche o nelle regioni dell\u2019Italia meridionale poste sotto l\u2019influsso diretto di tali colonie (ad esempio le isole dello Ionio, o le citt\u00e0 coloniali della Grecia dell\u2019Est), secondo una propria linea di produzione indipendente.<br \/>\nNe risulta una quantit\u00e0 di reperti molto ricca e variata dal punto di vista delle fabbriche, delle forme o della decorazione, e che in molti casi differisce notevolmente dagli esemplari di importazione. L\u2019argilla \u00e8 in genere piuttosto fine e depurata, ma spesso contiene inclusi e tracce di mica.<br \/>\nLe analisi chimiche ancora da effettuare su di essa potranno definire meglio la questione dei centri di produzione, e risultare senz\u2019altro risolutive anche per attribuire una serie di pezzi, finora rimasti a margine della classificazione presentata in questo Volume, ad un centro di produzione preciso, sia esso Corinto o piuttosto una fabbrica localizzabile e operante nelle isole dello Jonio o nell\u2019Italia meridionale su modelli corinzi, stando alle ipotesi pi\u00f9 diffuse tra gli specialisti. Fra tali pezzi sono da segnalare una prevalenza di kyathoi e kotylai.<br \/>\nCirca la questione della localizzazione delle officine di produzione della maggior parte di questa ceramica \u201ccoloniale\u201d trovata nel santuario sul Timpone della Motta, si \u00e8 sempre ritenuto che essa sia stata prodotta essenzialmente a Sibari, o nella pianura che circonda la colonia. L\u2019\u00e9quipe del G.I.A. (che effettua dagli anni Novanta del secolo scorso le ricerche nel sito) ha tuttavia proposto recentemente di distinguere fra una produzione ceramica \u201cregionale\u201d (intesa in senso geografico antico) estesa alla zona lucana e all\u2019area del Metapontino in particolare, ed una \u201clocale\u201d propria della Sibaritide.<br \/>\nAnche la scoperta sul Timpone della Motta di frammenti di hydriskai, kanthariskoi e coppe definiti \u201cstracotti\u201d, ovvero sottoposti ad una cottura troppo lunga o ad una temperatura eccessiva, pu\u00f2 suggerire l\u2019esistenza di una officina nel sito. Tale ipotesi troverebbe ulteriore conferma nella presenza, tra i reperti ceramici, di \u201canelli di accatastamento\u201d destinati all\u2019impilatura del vasellame nella fornace. Essa, sita nelle vicinanze del santuario, sulle prime pendici della collina sotto l\u2019Altopiano I, avrebbe funzionato \u2014 secondo la datazione fornita per i frammenti \u201cstracotti\u201d \u2014 dall\u2019inizio del VII sino alla met\u00e0 del VI secolo a.C.<br \/>\nNella sezione 4 del Volume si esamina la ceramica indigena presente nel lotto Berna\u2013Malibu, suddivisa in 95 vasi (ivi compreso un esemplare integro ora a Copenhagen), 13 fusarole e 14 pesi da telaio; mentre la sezione 5 \u00e8 dedicata ai Varia, ovvero a diversi oggetti in fa\u00efence, in vetro, avorio ed osso, pietra e terracotta, spesso a carattere votivo. Una sesta sezione con sei terracotte architettoniche (tre antefisse, un frammento di lastra di rivestimento e due rilievi figurati frammentari) completa il Volume.<br \/>\nNell\u2019Introduzione, preceduta dalla Premessa di carattere storico di G. Pugliese Carratelli, vengono anche fornite alcune anticipazioni sulla campagna di scavo condotta nel 2008 sull\u2019acropoli del Timpone Motta dall\u2019\u00e9quipe del G.I.A., dal momento che forniscono elementi utili per lo studio e la contestualizzazione dei materiali del lotto Berna\u2013Malibu sin qui pubblicati. In particolare, si osservi come\u00a0 ad Est dell\u2019edificio Vd \u00e8 stato rinvenuto un altare con uno strato di ceneri sovrapposte da cui sono emerse una decina di phialai in bronzo analoghe a quelle gi\u00e0 edite nel Volume II.1, ed un\u2019ansa verticale in bronzo (pertinente ad un\u2019hydria), associata a molte hydriai di produzione coloniale sia in frammenti che intere. L\u2019associazione con vasi corinzi permette di datare il contesto (non sconvolto dagli scavi clandestini che punteggiano la zona) al secondo quarto del VI a.C.<br \/>\nInoltre, nell\u2019approfondire una trincea praticata a suo tempo da M. Kleibrink a Sud\u2013Est dell\u2019Edificio V, al fine di sistematizzare l\u2019area gi\u00e0 interessata dalle buche dei clandestini e recuperare una stratigrafia che permetta di definire meglio la cronologia del materiale (a carattere votivo) ivi repertato, sono emersi alcuni oggetti particolarmente significativi se messi in relazione con quanto qui edito. Innanzitutto un frammento di parete provvisto di piede si ricongiunge ad un altro pezzo gi\u00e0 nel Volume I.1 (p. 257, n. 2, figg. 14 a\u2013b) e permette di capirne meglio la forma, riconoscibile come quella di una phiale non mesonfalica. Vi \u00e8 poi una figurina frammentaria in avorio di toro accovacciato direttamente confrontabile \u2014 anche come misure \u2014 con l\u2019esemplare integro della Ny Carlsberg Glyptotek cui si fa menzione qui nei Varia, al C1.<br \/>\nDa un\u2019altra trincea nelle vicinanze proviene un orlo frammentato di una grande kotyle decorata con motivi subgeometrici, riferibili al repertorio della produzione di Itaca. Tuttavia l\u2019argilla non \u00e8 identica a quella delle fabbriche note dell\u2019isola, ma piuttosto confrontabile con quella dei manufatti provenienti dal sito dell\u2019Incoronata di Metaponto o dalla pianura di Sibari. Anche altri frammenti di \u201cceramica coloniale\u201d dal lotto Berna\u2013Malibu presentano una decorazione pittorica confrontabile con la ceramica prodotta nell\u2019isola di Itaca, sebbene l\u2019argilla mostri, per la presenza di mica, maggiori affinit\u00e0 con il vasellame dell\u2019Incoronata.<br \/>\nSempre sulla base della composizione dell\u2019argilla, si pu\u00f2 inoltre considerare accertata la fabbricazione di kantharoi di tipo cosiddetto \u201cacheo\u201d nella Sibaritide ed in area sirite\u2013metapontina.<br \/>\nAltra bottega locale \u00e8 quella responsabile della serie di pissidi globulari, le cosiddette bag\u2013shaped, un esemplare delle quali campeggia nella foto di copertina. Sebbene pezzi di confronto siano stati ritrovati a Taranto e Brindisi, e la forma evochi esemplari dall\u2019isola di Creta, siamo informati anche di rinvenimenti dal Timpone della Motta (a seguito degli scavi Kleibrink), la cui argilla \u2014 caratterizzata da abbondanza di mica \u2014 induce a credere ad una loro produzione sul posto.<br \/>\nSempre in tema di rapporti con l\u2019area messapica, ricca \u00e8 la presenza nel santuario della Motta di ceramica importata da questa regione: gli oltre 60 esemplari, individuati di recente, attestano scambi esistenti nella seconda met\u00e0 dell\u2019VIII secolo fra la Messapia e gli abitanti del sito di Francavilla.<br \/>\nInfine, merita di fare un cenno alla frequenza di ceramica euboico\u2013cicladica in epoca pre\u2013coloniale sul Timpone della Motta, allorch\u00e9 la documentazione di altri manufatti greci sul posto risulta ad oggi piuttosto scarsa, tranne pochi esemplari di importazione corinzia attestati fra il secondo e il terzo venticinquennio dell\u2019VIII a.C. Nella prima met\u00e0 del secolo le importazioni di ceramica corinzia sulle coste ioniche si limitano quasi esclusivamente proprio al Salento e al sito di Francavilla Marittima, mentre \u00e8 noto come nell\u2019ultimo quarto la presenza del vasellame greco cresca in modo esponenziale.<br \/>\nPer la produzione della ceramica \u201ccoloniale\u201d, documentata sulla scia delle importazioni euboico\u2013cicladiche e corinzie, all\u2019epoca delle fondazioni delle colonie greche sulle coste ioniche d\u2019Occidente si registra invece un\u2019imitazione molto evidente e numericamente consistente degli esemplari corinzi, seguiti da quelli di tipo greco\u2013orientale e, in misura minore, da quelli cosiddetti \u201cachei\u201d.<br \/>\nAltro punto fondamentale che emerge dagli scavi sistematici avviati dal 1993 a Francavilla Marittima riguarda la cosiddetta \u201cStipe I\u201d, gi\u00e0 individuata sull\u2019acropoli da W. Stoop. \u00c8 ormai evidente come essa in realt\u00e0 non fosse un normale deposito votivo, ma piuttosto uno scarico accumulatosi lungo il lato meridionale della collina per successive fasi di \u201cpulitura\u201d delle varie costruzioni ivi presenti, oltre che per \u201cazioni votive\u201d condotte nel corso del VII e all\u2019inizio del VI secolo a.C. presso i muri di temenos ed all\u2019esterno dell\u2019Edificio V.<br \/>\nIn questo contesto le forme della ceramica coloniale maggiormente documentate trovano un perfetto riscontro nell\u2019insieme del materiale da Berna, Malibu e Copenhagen, pur nella consapevolezza che si tratta di un materiale \u201cmisto\u201d per la sua provenienza dal mercato antiquario, come attestano alcuni esemplari estranei a quanto sinora rinvenuto sull\u2019acropoli del Timpone Motta<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il secondo tomo del Volume Speciale del Bollettino d\u2019Arte relativo al materiale archeologico restituito all\u2019Italia dai depositi dell\u2019Istituto di Archeologia dell\u2019Universit\u00e0 di Berna e dal Museo J.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"categories":[],"tags":[],"class_list":["post-3702","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/bollettinodarte.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3702","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/bollettinodarte.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/bollettinodarte.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/bollettinodarte.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/bollettinodarte.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3702"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/bollettinodarte.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3702\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":8399,"href":"https:\/\/bollettinodarte.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3702\/revisions\/8399"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/bollettinodarte.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3702"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/bollettinodarte.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3702"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/bollettinodarte.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3702"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}