{"id":3739,"date":"2023-04-26T11:18:34","date_gmt":"2023-04-26T09:18:34","guid":{"rendered":"http:\/\/bollettinodarte.cultura.gov.it\/?page_id=3739"},"modified":"2024-03-06T10:35:49","modified_gmt":"2024-03-06T09:35:49","slug":"presentazione-di-roberto-cecchi-dal-volume-speciale-arnolfo-di-cambio-il-monumento-del-cardinale-guillaume-de-bray-dopo-il-restauro","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/bollettinodarte.cultura.gov.it\/?page_id=3739","title":{"rendered":"Presentazione Di Roberto Cecchi (Dal Volume Speciale: Arnolfo Di Cambio: Il Monumento Del Cardinale Guillaume De Bray Dopo Il Restauro)"},"content":{"rendered":"<p><strong>Estratto da volume <em>Arnolfo Di Cambio. Il monumento del Cardinal Guillaume De Bray dopo il restauro<\/em> (2009)<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">La ricomposizione del monumento funebre al Cardinal De Bray \u00e8 un ardito progetto di restauro, da cui emerge con forza la suggestione di sperimentare la ricomposizione architettonica che si vuole riconducibile ad un originale intuizione compositiva del maestro Arnolfo. La scelta indubbiamente difficile di andare in questa direzione si fonda su un accurato lavoro di riconoscimento dei lacerti lapidei esistenti all\u2019interno del complesso monumentale di San Domenico e su considerazioni di carattere storico critico. Ed in particolare, sulle riflessioni proposte nel saggio di Angiola Maria Romanini La sconfitta della morte. Arnolfo e l\u2019antico in una nuova lettura del monumento De Braye, pubblicato nel catalogo della mostra Bonifacio VIII e il suo tempo edito nel 2000, che ricorda di aver riconosciuto nel 1993 nella Vergine del monumento al Cardinal De Bray una statua romana del II secolo.<br \/>\nLa soluzione messa\u00a0 a punto per il restauro si basa sull\u2019assunto che in qualche modo sia possibile interpretare in termini critico progettuali il testo delle testimonianze materiali stratificatesi nel tempo, piuttosto che accettare il farsi della storia con tutte le contraddizioni che inevitabilmente questa porta con s\u00e8. Un modo d\u2019intendere il valore delle testimonianze materiali che risente di una particolare temperie culturale di cui si \u00e8 molto dibattuto in questi anni.<br \/>\nIl restauro al monumento De Bray si propone in maniera esplicita di arrivare alla riscoperta della primitiva spazialit\u00e0 e della profondit\u00e0 prospettica. Il risultato pi\u00f9 atteso \u00e8 quello di ridare al monumento l\u2019originaria organizzazione compositiva, che secondo le riflessioni proposte nel volume avrebbe dovuto consistere in una serie di piani, realizzati in un intervallo molto contenuto, in grado di suggerire scorci e fughe che mutano al variare del punto di vista, man mano che dall\u2019ingresso della chiesa ci si avvicinava al monumento. Per tutto questo, \u00e8 stato rivisitata l\u2019idea di un Arnolfo \u201cmente architettonica\u201d, che secondo una felice definizione di A. M. Romanini \u00abin primo luogo fu architetto e solo in quanto architetto fu scultore e pittore\u00bb.<br \/>\nLo scultore us\u00f2 l\u2019antico in forme diverse, secondo una prassi estremamente diffusa che impiega i materiali antichi anche semplicemente come materiale da costruzione. \u00c8 il caso della parete di fondo della camera del giacente che \u00e8 il retro di un sarcofago, mentre due colonne scanalate vengono usate per ricavare il corpo del defunto e la statua di San Domenico, insieme ad una grande quantit\u00e0 di altri elementi usati in funzione architettonica.<br \/>\nDiverso \u00e8 il caso dell\u2019uso dei materiali di spoglio dove si scorge una qualche consapevolezza del loro valore storico, come nel caso della \u2018Vergine in trono\u2019 che si trova nella parte sommitale del monumento ed \u00e8 frutto della trasformazione di una statua del II secolo, che Francesca Pomarici mette a confronto con la \u2018Giunone\u2019 della Triade Capitolina conservata a Palestrina; o come nel caso dell\u2019ampia cornice a dentelli, riutilizzata tale e quale a coronamento della galleria superiore; o ancora dell\u2019esuberante marcapiano a fogliami, usato con l\u2019intento di mettere in rilievo la sua spiccata connotazione decorativa.<br \/>\nL\u2019intervento di restauro dell\u2019opera arnolfiana, tra la fase preliminare di studio, la ricerca d\u2019archivio e la\u00a0 fase operativa, ha richiesto un periodo di tempo lunghissimo che va dal lontano 1990 al 2004. Da cui emerge che ancora una volta il tempo necessario al compimento di un\u2019operazione di questa natura, non pu\u00f2 rispondere a calendari precostituiti e a scadenze definite e va invece accordato pensando alle tappe di un percorso.<br \/>\nIl progetto realizzato al San Domenico d\u2019Orvieto trova il conforto di studiosi italiani e stranieri che si sono\u00a0 confrontati nel corso del convegno promosso nell\u2019ambito delle manifestazioni celebrative del VII centenario della morte di Arnolfo di Cambio dal titolo Il monumento del Cardinal Guillaume De Braye di Arnolfo di cambio dopo il restauro e che vengono pubblicati in questo volume del Bollettino d\u2019Arte.<br \/>\nCom\u2019\u00e8 naturale che sia, l\u2019intervento di restauro e il convegno che ne \u00e8 seguito sono stati anche lo spunto per la rilettura critica di un modo d\u2019intendere la storia; \u00e8 il caso del contributo proposto da Carlo Arturo Quintavalle, che muovendosi sul filo delle ricerche proposte dalla Romanini, s\u2019impegna con grande successo in una riflessione ampia sul tema dell\u2019antico nella cultura medievale, che gli consente di ridiscutere un\u00a0 argomento caro alla storiografia, quale \u00e8 quello del reimpiego del materiale di spoglio, l\u2019imitazione e la continuit\u00e0 di quest\u2019uso dei testi antichi in et\u00e0 medievale. Una cultura che ha usato a piene mani e in maniera disinvolta le testimonianze del passato. Com\u2019\u00e8 accaduto con la cultura rinascimentale e oltre, fino a i giorni nostri. La storia del restauro ha registrato puntualmente eventi di questa natura che la letteratura documenta con dovizia d\u2019esempi.<br \/>\nQuestioni dibattute lungamente, che trovano precedenti importanti in antico ed in epoche pi\u00f9 recenti, come quella rinascimentale, dove non mancano testimonianze del valore di quella del Vasari che parla a proposito della sistemazione che il Lorenzetto realizz\u00f2 nel cortile di Andrea della Valle \u00ab[\u2026] dove accomod\u00f2 nel partimento di quell\u2019opera colonne, basse e capitegli antichi, e spart\u00ec attorno per basamento di tutta quell\u2019opera pili antichi pieni di storie. E pi\u00f9 alto fece sotto certe nicchione un altro fregio di rottami di cose antiche, e di sopra nelle dette nicchie, pose alcune statue pur antiche e di marmo, le quali se bene non erano intere, per essere quale senza testa, quale senza braccia et alcuna senza gambe, et in somma ciascuna con qualche cosa in meno, l\u2019accomod\u00f2 non di meno benissimo avendo fatto rifare a buoni scultori tutto quello che mancava. La quale cosa fu cagione che altri signori hanno poi fatto il medesimo e restaurato molte cose antiche, come il cardinal Cefis, Ferrara, Farnese e, per dirlo in una parola, tutta Roma\u00bb. Una libert\u00e0 e un\u2019indipendenza di giudizio che ci trova ancora estranei e impreparati a riconoscere compiutamente procedimenti ed intenzioni.<br \/>\nIl restauro \u00e8 stato finanziato interamente con fondi del Ministero per i Beni e le Attivit\u00e0 Culturali ed \u00e8 stato condotto dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici, Artistici e Storici dell\u2019Umbria insieme all\u2019Istituto Centrale per il Restauro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Estratto da volume Arnolfo Di Cambio. Il monumento del Cardinal Guillaume De Bray dopo il restauro (2009) La ricomposizione del monumento funebre al Cardinal De Bray \u00e8 un ardito progetto di restauro, da cui emerge con forza la suggestione di sperimentare la ricomposizione architettonica che si vuole riconducibile ad un originale intuizione compositiva del maestro Arnolfo.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"categories":[],"tags":[],"class_list":["post-3739","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/bollettinodarte.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3739","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/bollettinodarte.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/bollettinodarte.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/bollettinodarte.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/bollettinodarte.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3739"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/bollettinodarte.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3739\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13203,"href":"https:\/\/bollettinodarte.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3739\/revisions\/13203"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/bollettinodarte.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3739"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/bollettinodarte.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3739"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/bollettinodarte.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3739"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}