{"id":9056,"date":"2023-07-26T14:51:18","date_gmt":"2023-07-26T12:51:18","guid":{"rendered":"http:\/\/bollettinodarte.cultura.gov.it\/?page_id=9056"},"modified":"2023-11-06T11:38:28","modified_gmt":"2023-11-06T10:38:28","slug":"editoriale-di-francesco-scoppola","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/bollettinodarte.cultura.gov.it\/?page_id=9056","title":{"rendered":"Editoriale\u00a0di Francesco Scoppola"},"content":{"rendered":"<div align=\"justify\"><strong>Estratto dal fascicolo 21 (gennaio-marzo 2014)<\/strong><\/div>\n<div align=\"justify\">Nel pieno della riorganizzazione del Ministero dei beni e delle attivit\u00e0 culturali e del turismo, conseguente all\u2019entrata in vigore, il 10 dicembre scorso, del DPCM 29 agosto 2014 n. 171 pubblicato in G.U. il 25 novembre successivo (in applicazione di tale norma, a seguito del decreto di conferimento del 23 dicembre 2014, chi scrive si trova ad assumere il ruolo di Direttore Responsabile della rivista), esce questo ventunesimo numero della VII serie del Bollettino d\u2019Arte del Ministero stesso, che \u00e8 anche il primo stampato e distribuito da \u00abL\u2019Erma\u00bb di Bretschneider. In precedenza avevano operato, inizialmente il Poligrafico dello Stato, poi la Casa Editrice Leo S. Olschki, da ultimo De Luca Editori d\u2019Arte.<br \/>\nIl primo saggio, di Germana Vatta, affronta lo studio di un ritratto mutilo risalente probabilmente all\u2019inizio dell\u2019et\u00e0 giulio\u2013claudia, perduto e ora ritrovato. Forse si tratta della testa di Gaio Cesare, figlio adottivo di Augusto. Nel bimillenario della morte del primo imperatore, appena trascorso, assume particolare interesse questo approfondimento di una vicenda nepesina. La testa detta di Augusto, capite velato, fu trafugata infatti da Nepi, dove era conservata nel portico del Palazzo Comunale. Il pezzo era stato catalogato dalla Soprintendenza per i beni storico\u2013artistici di Roma nel 1971, ma era gi\u00e0 stato in precedenza fotografato dall\u2019Istituto Archeologico Germanico. Attualmente \u2014 qui \u00e8 il riconoscimento operato \u2014 la testa si trova nei Mus\u00e9es Royaux d\u2019Art et d\u2019Histoire a Bruxelles, dove sarebbe giunta attraverso l\u2019acquisto da una collezione privata (era stata esposta in una mostra a Zurigo nel 1974). Si sta gi\u00e0 operando per la restituzione.<br \/>\nPaolo Cova propone nuove indagini sulla pittura murale gotica in riferimento all\u2019opera di Jacopo Benintendi detto \u201cil Biondo\u201d nel San Domenico di Bologna, condotte sull\u2019affresco distaccato dalla cappella di San Michele (sede della sepoltura marmorea di Taddeo Pepoli e forse anche del Polittico degli angeli di Giotto) e sulla sinopia: cio\u00e8 sul dipinto raffigurante San Tommaso d\u2019Aquino e probabilmente Sant\u2019Antonio Abate. Le analisi attributive conducono a contatti fra il Trecento bolognese e la scuola di Giotto.<br \/>\nSi torna al bimillenario augusteo con Graziella Becatti, che, a partire dal tempio di Marte Ultore nel Foro di Augusto a Roma, presenta alcune riflessioni sulla Roma antica presso gli umanisti. L\u2019architettura classica viene indagata nelle sue riverberazioni rinascimentali. Disegni di Pirro Ligorio, Leonardo Bufalini, Antonio da Sangallo il giovane, Sallustio Peruzzi e Palladio paiono echeggiare, nella vasta esedra del Foro di Augusto, anche altre analoghe architetture successivamente perdute, ma ancora in parte visibili nel secolo XVI, come ad esempio l\u2019esedra sul Pincio contigua al tempio del Sole Invitto. Il tempio di Marte Ultore ha recentemente acquisito maggiore e pi\u00f9 diffusa notoriet\u00e0 a seguito delle attivit\u00e0 divulgative svolte nel 2014 per iniziativa del Comune di Roma e ad opera di Piero Angela; ma non si trova cenno al suo orientamento, che \u00e8 precisamente ortogonale a quello della massima oscillazione, del punto di arresto sulla linea dell\u2019orizzonte dell\u2019alba al solstizio d\u2019estate e del tramonto al solstizio invernale. E se \u00e8 vero ed evidente che si tratta dell\u2019orientamento non del solo tempio di Marte Ultore ma di tutti i fori imperiali, va pur considerato che tale orientamento, che oggi possiamo constatare esattamente speculare a quello della \u201cRoma quadrata\u201d di Romolo sul Palatino (che ricalca l\u2019alba invernale e il tramonto estivo), viene prescelto e fissato da Cesare e da Augusto. Non si tratta di una speculazione eterogenea al periodo considerato: tutt\u2019altro. Vitruvio dedica infatti molte pagine del suo trattato all\u2019orientamento degli edifici e delle strade, abbandonando i punti cardinali.<br \/>\nBarbara Agosti e Maria Rosa Pizzoni muovono da una notizia del padre Resta sulla Presentazione di Maria al tempio di Baldassarre Peruzzi in Santa Maria della Pace, ancora a Roma. Qui la sorpresa maggiore consiste nel vedere effigiato in sintesi pi\u00f9 di un emblema sistino (pare di poter riconoscere elementi riferibili ad obelisco e tempio tondo, al Settizodio, al tempio della Sibilla a Tivoli) con cinquanta anni di anticipo sul pontificato di Felice Peretti. Ovviamente non c\u2019\u00e8 che trarne una considerazione circa l\u2019ulteriore evidenza di quanto l\u2019iconografia sistina abbia abbondantemente attinto alla produzione precedente e all\u2019opera dell\u2019artista senese in particolare.<br \/>\nLa ritrovata Discesa dalla croce di Giovan Francesco Romanelli, una delle ultime sue opere, dipinta per Sant\u2019Ambrogio alla Massima a Roma (un particolare \u00e8 in copertina di questo numero), \u00e8 stata riconosciuta, col soccorso di un disegno conservato agli Uffizi, nel Palazzo Reale di Aranjuez presso Madrid, in Spagna, da Gonzalo Red\u00edn Michaus e viene qui indagata: il pittore viterbese, che pass\u00f2 rapidamente dalla committenza laziale e romana a quella delle maggiori corti d\u2019Europa, mostra anche in quest\u2019occasione una ampiezza di spazi, una dinamica e un respiro d\u2019aria e di luce senza precedenti. Nella sua Deposizione si avverte certo l\u2019eco di opere coeve, ma anche quella di precedenti capolavori, specie nei colori, nel movimento dei corpi e delle vesti, come nel caso perugino di Federico Barocci.<br \/>\nAlla cappella dei Santi Primo e Feliciano entro Santo Stefano Rotondo a Roma e all\u2019intervento di Filippo Barigioni per il cardinale Antonio Saverio Gentili, si rivolge con metodo comparativo Aloisio Antinori. Il restauro \u00e8 avvenuto recuperando la sostruzione della cappella del secolo XVIII, ma riproponendo i colori e i toni dell\u2019affresco di mille anni prima. Anche in questo caso si d\u00e0 voce agli archivi, con nuovi significativi ritrovamenti di documentazione inedita relativa anche al \u201crestauro\u201d concluso nel 1736.<br \/>\nMauro Pratesi, guardando alla prima met\u00e0 del secolo XX, propone uno scritto dimenticato di Roberto Longhi sul Cinema\u2013Teatro Corso di piazza San Lorenzo in Lucina a Roma, opera di Marcello Piacentini con ornati di Arturo Dazzi e Alfredo Biagini: esso \u00e8 stato recentemente trasformato in spazio commerciale e il saggio, oltre ad offrire una preziosa documentazione dell\u2019opera perduta, pone indirettamente il problema della tutela del moderno e del contemporaneo. Si tratta di un tema di straordinaria attualit\u00e0: dopo un lungo periodo di artificiosa e sterile contrapposizione tra tutela e arti contemporanee, proposte e percepite quasi come antitetiche, queste ultime pure richiedono invece oggi adeguate forme di tutela, che dovranno essere opportunamente definite.<br \/>\nIl Coordinatore scientifico del Bollettino, Lucilla de Lachenal, offre un\u2019approfondita riflessione sul rapporto con l\u2019antico nel medioevo, indagando il reimpiego in Arnolfo di Cambio e considerando l\u2019influsso di Nicola apulo e dei Cosmati nell\u2019opera dello scultore: soprattutto nel monumento funebre del cardinale de Bray a Orvieto, nella costruzione dei due cibori in San Paolo e Santa Cecilia e nella tomba di Bonifacio VIII, con riuso di pezzi antichi. Numerose le sculture \u2014 a partire dalla statua onoraria di Carlo d\u2019Angi\u00f2 dei Capitolini \u2014 qui indagate minutamente, anche nelle tecniche di svuotamento interno e di alleggerimento dei gruppi lapidei. A proposito poi delle due statue di San Pietro, spesso confuse tra loro, e qui entrambe approfonditamente esaminate, quella in bronzo sarebbe tuttavia precedente e risalirebbe all\u2019epoca di Nicol\u00f2 III, secondo V. Pace. Lo studio presenta anche utili considerazioni sulla natura incongrua di frequenti \u201cripristini\u201d, come nel caso delle strigilature di un antico sarcofago di reimpiego che a Viterbo, nel San Francesco, dopo la guerra sono tornate in vista, occultando quanto apparteneva invece all\u2019opera cosmatesca coerente col monumento funebre di Clemente IV.<br \/>\nAnna Melograni, a proposito di collezioni e collezionisti, presenta due fogli con miniature (entrambe interne a un capolettera) conservate, anche se non esposte, nella casa di Giorgio Morandi in via Fondazza a Bologna. Furono acquisite ad opera di un amico del pittore, il collezionista Luigi Magnani: una Pentecoste del primo maestro di San Domenico, detto anche \u2018del Seneca\u2019, e un raro soggetto di Cristo creatore delle stelle attribuibile a Bertolino de\u2019 Grossi. In proposito \u00e8 richiamata anche la corrispondenza tra Magnani e Piero Toesca.<br \/>\nCon una recensione di Claudio Barberi sulla mostra di architettura Studio Celli Tognon 1964\u20131996: 33 anni di progetti, tenutasi a Trieste, e con i consueti apparati di promozione della rivista, costituiti dagli abstracts in lingua inglese dei diversi contributi e dalla pagina pubblicitaria, si conclude questo numero (che nel trattare di argomenti prevalentemente romani offre una straordinaria opportunit\u00e0 di stabilire interrelazioni tra i diversi contributi proposti): cambia un poco la veste esterna, mentre varia ancora \u2014 lo si \u00e8 detto \u2014 la stampa e la distribuzione, nella immutata continuit\u00e0 di impegno della Redazione.<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Estratto dal fascicolo 21 (gennaio-marzo 2014) Nel pieno della riorganizzazione del Ministero dei beni e delle attivit\u00e0 culturali e del turismo, conseguente all\u2019entrata in vigore, il 10 dicembre scorso, del DPCM 29 agosto 2014 n.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"categories":[],"tags":[],"class_list":["post-9056","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/bollettinodarte.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/9056","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/bollettinodarte.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/bollettinodarte.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/bollettinodarte.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/bollettinodarte.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=9056"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/bollettinodarte.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/9056\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":12206,"href":"https:\/\/bollettinodarte.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/9056\/revisions\/12206"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/bollettinodarte.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=9056"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/bollettinodarte.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=9056"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/bollettinodarte.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=9056"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}