GIOVANNA CAPITELLI L’OTTOCENTO: RESTAURI E PROVVIDENZE

Il contributo ripercorre la storia della chiesa e del convento di Santa Maria della Pace nell’Ottocento, fase assai travagliata e segnata da ben quattro passaggi d’amministrazione. Nel 1808 la proprietà del complesso ecclesiastico fu restituita, dopo un’ampia battaglia legale registrata da Carlo Fea, dalla fallita Congregazione Regolare dei Canonici Lateranensi alla Reverenda Camera Apostolica. Nel 1817 il plesso fu affidato alla comunità irlandese dei Domenicani a Roma e, a seguire nel 1826, a due società di preti secolari: l’Oratorio Notturno (o Pia Unione dei dodici sacerdoti romani) e la Pia Unione di San Paolo Apostolo, da cui discendeva la Congregazione Primaria del Sacro Cuore di Gesù, che lo gestirono nel corso dell’intero secolo. Tali trasformazioni comportarono un piccolo gruppo di interventi architettonici e pittorici poco documentati (tra cui l’esecuzione della pala d’altare con la Santa Maria Margherita Alacoque in adorazione del Sacro Cuore di Gesù per la cappella Benigni, prima affidata a Cesare Fracassini, ma conclusa da Paolo Mei). Tuttavia, nel corso dell’intero secolo la chiesa di Santa Maria della Pace registrò due attività principali: numerose campagne di restauro delle pitture rinascimentali ad opera di importanti restauratori (fra cui Palmaroli) e la costante presenza di copisti attratti dai capolavori canonici ivi conservati.

Ultimo aggiornamento

27 Novembre 2025, 14:43